Ditta individuale: Cos'è, Costi e Fallimento
Ditta individuale: Cos'è, Costi e Fallimento

Ditta individuale: Cos'è, Costi e Fallimento

La ditta individuale è uno dei modi possibili per svolgere un'attività commerciale. Vediamo di che cosa si tratta e quando conviene scegliere questa forma giuridica di impresa.

Cos'è una ditta individuale o impresa individuale

La ditta individuale è il nome commerciale con cui si presenta sul mercato una persona fisica che svolge un'attività di produzione o di vendita di beni o di servizi (attività commerciale). Si tratta quindi del nome di un'impresa esercitata da un singolo individuo, detto imprenditore. La ditta può corrispondere al nome e al cognome dell'imprenditore (es. Mario Rossi). Tuttavia, al cognome dell'imprenditore spesso si aggiunge un nome di fantasia che richiama l'attività svolta (es. Ferramenta di Mario Rossi).

Quando si apre una ditta individuale non si crea un nuovo soggetto giuridico, come nel caso della società individuale (o unipersonale). Infatti, imprenditore e ditta individuale sono la stessa cosa. Al contrario, quando si apre una società come una SRL, si crea un nuovo soggetto. La società ha una propria denominazione, un proprio patrimonio ed è titolare di diritti e obblighi propri. L'imprenditore individuale, invece, si impegna direttamente con i propri clienti, fornitori, dipendenti e collaboratori. È lui come persona fisica a firmare i contratti ed è lui a essere responsabile del pagamento dei debiti. Questa particolarità è da tenere in considerazione prima di scegliere la forma di impresa da adottare per la propria attività.

È importante non confondere l'impresa individuale con attività simili, come quelle svolte dai liberi professionisti, dai lavoratori autonomi o freelance. Questi soggetti svolgono un'attività di natura prevalentemente intellettuale e non commerciale (es. ingegneri, medici, consulenti marketing, fotografi). Di conseguenza, non devono aprire una ditta individuale ma è sufficiente aprire una partita IVA. Al contrario, chi vuole aprire un negozio, svolge un'attività commerciale che richiede la ditta individuale.

ditta individuale

Responsabilità e fallimento dell'imprenditore individuale

Come abbiamo visto prima, l'imprenditore individuale è direttamente responsabile dei debiti che accumula nei confronti dei soggetti con cui entra in contatto (es. fornitori, clienti, dipendenti). Queste persone potranno rivolgere all'imprenditore per ottenere il pagamento di quanto loro dovuto.

Se l'imprenditore non paga, i creditori potranno rifarsi sul suo patrimonio personale (es. il conto in banca, l'auto, la casa). Inoltre, quando l'importo dei debiti non pagati dall'imprenditore diventa troppo elevato, è possibile ricorrere al fallimento (oggi, liquidazione giudiziale). Si tratta di una procedura prevista solo per le imprese più grandi (con debiti superiori a €500.000, oppure con un attivo superiore a €300.000 o ricavi annui superiori a €200.000). Le imprese minori, invece, non possono "fallire".

La liquidazione giudiziale è una procedura per il recupero dei debiti dell'imprenditore fallito. Al fallimento partecipano, per legge, tutti i creditori. In estrema sintesi, i beni dell'imprenditore vengono venduti e i creditori si dividono la somma ricavata dalla vendita. Si tratta di una procedura costosa e che spesso non porta a risultati soddisfacenti. Per questo motivo, oggi sono sempre più diffusi gli accordi tra imprenditori e creditori (es. concordato preventivo).

Trasformare una ditta individuale in SRL

Il titolare di una ditta può volere trasformare la ditta individuale in una SRL. Questa trasformazione serve ad avviare una nuova attività con un patrimonio separato da quello del singolo imprenditore. In questi casi, ciò che si può fare è chiudere la ditta e aprire una nuova società oppure lasciare aperta la precedente attività e conferire i beni e i rapporti nella società.

In caso di trasferimento dei beni, l'imprenditore individuale può cedere l'azienda o una parte a una SRL o qualsiasi altra società. Con la cessione totale, detta trasferimento d'azienda, i beni e i contratti della ditta individuale passano automaticamente alla società. Per far ciò è necessario l'intervento di un notaio.

Costi apertura ditta individuale e partita IVA

Per avviare un'impresa individuale è necessario sostenere i costi di apertura della ditta individuale. Il primo passo è ottenere una partita IVA. Si tratta di un adempimento gratuito. Tuttavia, è consigliato farsi assistere da un professionista esperto per non commettere errori. 

Dopo aver aperto la p. IVA, bisogna iscrivere la ditta individuale al registro delle imprese. Questa iscrizione viene fatta in via telematica attraverso la registrazione alla camera di commercio. Il costo per la pratica di registrazione può arrivare fino a €200, imposte incluse. Infine, per alcune attività potrebbero essere necessari ulteriori adempimenti come la presentazione della SCIA, per i negozi e gli artigiani, o permessi specifici, come l'attestato HACCP per bar e ristoranti. Per questi adempimenti e certificati ulteriori la spesa potrebbe arrivare fino a €1.000.

Inoltre, ai costi da sostenere all'apertura si aggiungono i costi relativi alla gestione. In particolare, bisognerà far seguire la contabilità dell'impresa da un commercialista e, nel caso in cui si assumano dei dipendenti, bisognerà rivolgersi a un consulente del lavoro (o consulente paghe). Il costo di questi professionisti varia molto a seconda dell'area geografica in cui ci si trova.

Un'aspetto da tenere in considerazione prima di aprire un'attività è sicuramente quello delle tasse di una ditta individuale. Oggi, le nuove imprese individuali possono beneficiare del regime forfettario. Si tratta di un regime fiscale di favore che consente un notevole risparmio di tasse. In particolare, le nuove imprese con fatturato annuo inferiore a €65.000 pagano il 5% di imposte per i primi 5 anni di attività (15% per gli anni successivi).

Infine, gli ulteriori costi da sostenere per svolgere l'attività come ditta individuale sono quelli per i contributi pensionistici da versare attraverso l'iscrizione INPS e, in alcuni casi, i premi assicurativi dell'INAIL a copertura degli infortuni sul lavoro. L'importo da versare cambia molto a seconda del settore di attività e del reddito dell'imprenditore.

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