Quale corrispettivo minimo deve essere pagato per il patto di non concorrenza?

Il patto di non concorrenza deve sempre essere retribuito con un corrispettivo congruo al lavoratore che lo sottoscrive. Al termine del rapporto di lavoro, il datore di lavoro dovrà versare una percentuale dell'ultimo stipendio annuale del lavoratore a titolo di corrispettivo per gli impegni presi dal lavoratore. Si tratta di un obbligo di legge fissato a tutela degli interessi del lavoratore.

Il corrispettivo dovrà essere calcolato in modo proporzionale e fissato nel contratto insieme ai termini del patto (ad es. ampiezza del territorio, oggetto e durata). Più ampio sarà il patto di non concorrenza, maggiore dovrà essere la percentuale dello stipendio corrisposta al lavoratore. Ad esempio, impedire ad un consulente informatico di lavorare per altre aziende tecnologiche per due anni richiederebbe un compenso molto elevato come l'80% della sua retribuzione annua.

La congruità del corrispettivo pattuito è rimessa al buon senso del datore di lavoro. Per evitare retribuzioni insufficienti si consiglia di non scegliere valori inferiori a limiti minimi pari al 30% della retribuzione per i patti operanti in Italia e al 50% della retribuzione per patti che coprono l'intera Unione Europa. Il compenso sarà però corrisposto al lavoratore solo a condizione che egli rispetti tutte le obbligazioni del patto di non concorrenza. In caso di inadempimento, anche parziale, il lavoratore sarà tenuto a restituire l'intera somma e sarà inoltre tenuto al pagamento di una penale pari al 30% dell'ultima retribuzione annuale, salvo ogni ulteriore risarcimento del danno.

Quando un corrispettivo è congruo?

Il corrispettivo minimo dovuto per un patto di non concorrenza non è stabilito da nessuna norma di legge. Il datore dovrà scegliere un corrispettivo congruo e proporzionato all'obbligo imposto al lavoratore considerando alcuni fattori, quali:

  • durata: per impiegati, quadri e operai massimo 3 anni e per i dirigenti massimo 5 anni
  • territorio: più ampia è l'estensione territoriale, più alto sarà il corrispettivo
  • attività: il settore lavorativo (es. industria, commercio, agricoltura, alta moda, arredamento d'interni, componentistica macchinari agricoli, automobili di lusso).

Questi fattori devono essere considerati complessivamente e si deve tener conto delle reali possibilità del lavoratore di trovare un'altra occupazione senza violare il patto. Infatti, l'accordo è nullo quando:

  1. impone restrizioni talmente ampie da impedire al lavoratore di poter lavorare in futuro
  2. il corrispettivo è troppo basso rispetto al sacrificio richiesto al lavoratore.

Infine, la somma dovuta lavoratore può essere stabilita come quota fissa o come percentuale della retribuzione.

Esempio: un patto che impedisce ad un sarto di un'azienda d'abbigliamento di lusso di lavorare per 3 anni in tutte le aziende del settore con sede nell'Unione Europea, significa impedirgli - di fatto - di lavorare. Il datore è quindi costretto a prevedere un corrispettivo molto alto (almeno pari all'80% della retribuzione) per rispettare il patto di non concorrenza.

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