Perché c'è una durata massima per un patto di non concorrenza per un lavoratore?

La legge fissa una durata massima per il patto di non concorrenza di un lavoratore. Il limite è valido sia per i lavoratori dipendenti che per i dirigenti. Nel caso in cui l'obbligo di non concorrenza sia previsto per un dirigente, il patto può avere una durata massima di 5 anni. Quando il patto riguarda il lavoratore dipendente, invece, il massimo fissabile è 3 anni.

La ragione per cui la norma impone questi limiti nasce dalla necessità di bilanciare due interessi contrapposti: consentire al datore di lavoro di tutelarsi dopo lo scioglimento del rapporto con il lavoratore per evitare che quest'ultimo possa lavorare per un concorrente e parallelamente rispettare la libertà di iniziativa economica del lavoratore per evitare che egli non possa lavorare per un tempo irragionevole.

Qualsiasi patto di non concorrenza contrario alla durata massima prevista dalla legge non è efficace (art. 2125 c.c.). Infatti, la durata del patto fissata in violazione di legge viene ridotta automaticamente. Ad esempio, se un datore di lavoro dovesse imporre un patto di non concorrenza per un tempo di 15 anni ad un dipendente, la durata fissata nel contratto non avrebbe valore legale e verrebbe di fatto ridotta al limite consentito (in questo caso 3 anni).

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