DOMANDE FREQUENTI
Patto di Non Concorrenza

INDICE
•  Perché non posso prevedere un patto di non concorrenza a tempo indeterminato per un lavoratore?
•  Perché devo prevedere un corrispettivo per il patto di non concorrenza?
•  Quanto deve pagare il datore al lavoratore per il patto di non concorrenza?
•  Che luogo devo inserire se le parti firmeranno l'accordo a distanza?

Perché non posso prevedere un patto di non concorrenza a tempo indeterminato per un lavoratore?

La legge fissa un tetto massimo di durata per il patto di non concorrenza. Il limite è valido sia per i lavoratori dipendenti che per i dirigenti. Nel caso in cui l'obbligo di non concorrenza sia previsto per un dirigente, il patto può avere una durata massima di 5 anni. Quando il patto riguarda il lavoratore dipendente, invece, il massimo fissabile è 3 anni.

La ragione per cui la norma impone questi limiti nasce dalla necessità di bilanciare due interessi contrapposti: consentire al datore di lavoro di tutelarsi dopo lo scioglimento del rapporto con il lavoratore per evitare che quest'ultimo possa lavorare per un concorrente e parallelamente rispettare la libertà di iniziativa economica del lavoratore per evitare che egli non possa lavorare per un tempo irragionevole.

Qualsiasi patto di non concorrenza contrario alla durata massima prevista dalla legge non è efficace (art. 2125 c.c.). Infatti, la durata del patto fissata in violazione di legge viene ridotta automaticamente. Ad esempio, se un datore di lavoro dovesse imporre un patto di non concorrenza per un tempo di 15 anni ad un dipendente, la durata fissata nel contratto non avrebbe valore legale e verrebbe di fatto ridotta al limite consentito (in questo caso 3 anni).

Perché devo prevedere un corrispettivo per il patto di non concorrenza?

La legge prevede che il patto di non concorrenza sia retribuito in modo congruo al lavoratore che lo sottoscrive. Al termine del rapporto di lavoro, il datore di lavoro dovrà versare una percentuale dell'ultimo stipendio annuale del lavoratore a titolo di corrispettivo per gli impegni presi dal lavoratore. Si tratta di un obbligo di legge fissato a tutela degli interessi del lavoratore.

Il corrispettivo dovrà essere calcolato in modo proporzionale e fissato nel contratto insieme ai termini del patto (ad es. ampiezza del territorio, oggetto e durata). Più ampio sarà il patto di non concorrenza, maggiore dovrà essere la percentuale dello stipendio corrisposta al lavoratore. Ad esempio, impedire ad un consulente informatico di lavorare per altre aziende tecnologiche per due anni richiederebbe un compenso molto elevato come l'80% della sua retribuzione annua.

La congruità del corrispettivo pattuito è rimessa al buon senso del datore di lavoro. Per evitare retribuzioni insufficienti si consiglia di non scegliere valori inferiori a limiti minimi pari al 30% della retribuzione per i patti operanti in Italia e al 50% della retribuzione per patti che coprono l'intera Unione Europa. Il compenso sarà però corrisposto al lavoratore solo a condizione che egli rispetti tutte le obbligazioni del patto di non concorrenza. In caso di inadempimento, anche parziale, il lavoratore sarà tenuto a restituire l'intera somma e sarà inoltre tenuto al pagamento di una penale pari al 30% dell'ultima retribuzione annuale, salvo ogni ulteriore risarcimento del danno.

Quanto deve pagare il datore al lavoratore per il patto di non concorrenza?

Non c'è una norma di legge che stabilisce quanto è dovuto al lavoratore per il patto di non concorrenza. Il datore quindi dovrà scegliere un corrispettivo proporzionato all'obbligo imposto al lavoratore considerando alcuni fattori, quali:

  • durata: per impiegati, quadri e operai massimo 3 anni e per i dirigenti massimo 5 anni
  • territorio: più ampia è l'estensione territoriale, più alto sarà il corrispettivo
  • attività: il settore lavorativo (es. industria, commercio, agricoltura, alta moda, arredamento d'interni, componentistica macchinari agricoli, automobili di lusso).

Questi fattori devono essere considerati complessivamente e si deve tener conto delle reali possibilità del lavoratore di trovare un'altra occupazione senza violare il patto. Infatti, l'accordo è nullo quando:

  1. impone restrizioni talmente ampie da impedire al lavoratore di poter lavorare in futuro
  2. il corrispettivo è troppo basso rispetto al sacrificio richiesto al lavoratore.

Infine, la somma dovuta lavoratore può essere stabilita come quota fissa o come percentuale della retribuzione.

Esempio: un patto che impedisce ad un sarto di un'azienda d'abbigliamento di lusso di lavorare per 3 anni in tutte le aziende del settore con sede nell'Unione Europea, significa impedirgli - di fatto - di lavorare. Il datore è quindi costretto a prevedere un corrispettivo molto alto (almeno pari all'80% della retribuzione) per rispettare il patto di non concorrenza.

Che luogo devo inserire se le parti firmeranno l'accordo a distanza?

Se le parti saranno distanti per la firma del documento, andrà inserito il luogo dove giungerà l'accettazione dell'accordo.

Ad esempio: se Marco a Milano invia un contratto da firmare a Paolo di Perugia, sarà Paolo a inviare il documento definitivo con la sua firma a Marco e, quindi, andrà indicato Milano come luogo dell'accordo.

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