Tassa AirBnB per gli affitti brevi – Cos’è e come funziona

Tassa AirBnB per gli affitti brevi – Cos’è e come funziona

Dal 1° giugno 2017 si può optare per la cedolare secca al 21% (denominata tassa AirBnB) anche per gli affitti brevi, compresi quelli che forniscono biancheria e pulizia dei locali

 

CHI PUÒ PAGARE LA TASSA AIRBNB

Con il DL 50/2017, a partire dal 1° giugno 2017, i proprietari persone fisiche che danno in locazione gli immobili a uso abitativo, compresi quelli che prevedono servizi di fornitura biancheria e pulizia locali, anche per brevi periodi (non superiori ai 30 giorni) potranno scegliere, in sede di dichiarazione dei redditi, se optare per la cedolare secca al 21% o per il regime dell’Irpef, la cui aliquota minima è pari al 23%.

Sottolineiamo che la cosiddetta “tassa AirBnb” non è una vera e propria nuova tassazione. Infatti, la cedolare secca poteva essere scelta anche prima dell’entrata in vigore del Decreto Legge, sia per gli affitti turistici o abitativi entro i 30 giorni che superiori ai 30 giorni. La vera novità è l’estensione della cedolare secca anche ai contratti “che prevedono la prestazione di servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali“.

 

A QUALI REDDITI VA APPLICATA

Inoltre, la cedolare secca si può applicare non solo ai redditi derivanti dai contratti di locazione breve a uso abitativo stipulati a partire dal 1° giungo 2017, ma anche sui proventi lordi che derivano da sublocazioni brevi e da contratti di locazione brevi conclusi dal comodatario con terzi.

Stando al tenore letterario della nuova norma, sembrerebbe che ai canoni percepiti relativi ai contratti stipulati sino al 31 maggio 2017 non si possa applicare la cedolare secca ma siano inevitabilmente assoggettati all’Irpef. Sul punto si attendono i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

 

COSA DEVONO FARE GLI INTERMEDIARI

Un’altra novità riguarda i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online come Airbnb, Booking, etc. Infatti, costoro, ogni volta che viene stipulato un nuovo contratto di affitto, dovranno inviare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione, pena una sanzione da € 200 a € 2.000. La sanzione è ridotta alla metà se la comunicazione viene fatta entro 15 giorni successivi alla scadenza.

Al momento non è dato sapere come avverrà tale comunicazione. Sarà l’Agenzia delle Entrate che dovrà emanare un provvedimento entro il 25 luglio 2017 contenente le istruzioni relative alla trasmissione dei dati e alla loro conservazione.

Inoltre, gli intermediari dovranno trattenere una ritenuta del 21% sugli incassi delle locazioni dei loro clienti e versarla usando il modello F24.

Se il locatore avrà scelto la cedolare secca, la ritenuta sarà fatta a titolo d’imposta e non ci sarà più nulla da pagare. Se il locatore ha invece scelto l’Irpef (aliquota minima 23%), lo si considera un versamento a titolo d’acconto e il locatore lo dovrà considerare all’interno dei conti dell’Irpef dovuta per quell’anno.

Gli intermediari dovranno poi inviare ai locatori la Certificazione Unica annuale con gli importi pagati a titolo d’imposta o di acconto.

 

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