Lavoro subordinato e autonomo: quali sono le differenze?

Quando si avvia un'impresa o quando i volumi di lavoro aumentano può essere necessario trovare nuovi collaboratori. Prima di iniziare il rapporto di lavoro bisognerà individuare il contratto giusto. È possibile utilizzare due tipologie di contratto: il lavoro subordinato e autonomo, a seconda delle modalità con le quali il lavoro viene svolto. In questa breve guida ti spiegheremo le principali differenze per aiutarti a scegliere il contratto che fa al tuo caso.

Lavoro subordinato e autonomo: quali sono le differenze?

Differenza tra lavoro subordinato e autonomo

La differenza principale tra lavoro subordinato e autonomo sta nelle modalità con le quali il lavoro viene eseguito:

  • Nel lavoro autonomo, il lavoratore è indipendente rispetto al cliente e sceglie in autonomia come eseguire l’attività concordata.
  • Nel lavoro subordinato, invece, il dipendente è organizzato e diretto dal datore di lavoro e ha un’autonomia limitata.

Le due tipologie di contratto di lavoro hanno una disciplina legale differente. Vediamoli individualmente più in dettaglio.

Il lavoro subordinato

Il contratto di lavoro subordinato si usa per regolare il rapporto tra un datore di lavoro e un suo dipendente. Il datore di lavoro organizza, dirige e controlla l’attività del lavoratore. Ad esempio, sceglie cosa deve fare il dipendente, decide il luogo e l’orario di lavoro, autorizza le assenze e le ferie e paga lo stipendio ogni mese. Inoltre, il datore di lavoro controlla l’attività del dipendente e sanziona eventuali mancanze.

Dal canto suo, il lavoratore gode di una serie di tutele legali. In particolare, il dipendente non può ricevere una retribuzione inferiore a quella prevista dai contratti collettivi, non può lavorare oltre l’orario massimo consentito e non può essere licenziato se non nei casi previsti dalla legge. Oltre a questo, una parte consistente dei contributi previdenziali del dipendente sono pagati dal datore di lavoro.

A seconda delle esigenze, il lavoro subordinato può essere regolato con diversi tipi di contratto. In base alla durata, le parti potranno stipulare un contratto a tempo indeterminato (che non prevede una scadenza) o a tempo determinato (con una scadenza prestabilita). Se, invece, il dipendente non lavora in modo continuativo ma a intervalli di tempo, il contratto più adatto è il lavoro a chiamata.

Il lavoro autonomo

La principale differenza tra lavoro subordinato e autonomo sta nella completa indipendenza del lavoratore rispetto al cliente. Il luogo, l’orario e la modalità con le quali il lavoro è eseguito sono decise dal lavoratore. In genere, l’unico obbligo del lavoratore autonomo è quello di raggiungere il risultato concordato con il cliente. Ad esempio, realizzare un sito internet o fornire un servizio di consulenza marketing.

Salvo alcuni limiti, come quelli previsti dal recente Jobs act dei lavoratori autonomi, le parti possono decidere liberamente il contenuto del contratto. Ad esempio, è possibile prevedere il pagamento del compenso solo al raggiungimento del risultato. In genere, il pagamento del compenso avviene con la presentazione di una fattura del lavoratore. Il lavoratore dovrà quindi avere una partita IVA. A differenza del lavoro dipendente, il lavoratore autonomo paga da solo i propri contributi previdenziali.

Il lavoro autonomo può essere regolato da diversi tipi di contratto. Per realizzare un’opera definita, da consegnare entro un termine prestabilito (es. una campagna pubblicitaria), il contratto più adatto è quello di prestazione d’opera o di lavoro per freelance. Per i servizi che si protraggono nel tempo e non prevedono una consegna finale, invece, si può usare il contratto di fornitura di servizio continuativo. È il caso, ad esempio, di un contratto per la pulizia settimanale di un ufficio.

Tieni presente che il contratto di lavoro autonomo non può essere utilizzato in modo improprio. Se un datore di lavoro usa un contratto di lavoro autonomo per una persona che di fatto lavora come dipendente (es. ha un orario di lavoro, deve comunicare le proprie assenze, riceve ordini dal datore), il lavoratore potrà rivolgersi al giudice. In questo caso, il datore sarà obbligato ad assumere il dipendente, dovrà pagare i contributi arretrati e le relative sanzioni e non potrà licenziarlo liberamente.

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