Come scrivere un contratto: ecco le tre regole

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Scrivere un contratto, anche per gli addetti ai lavori, può essere molto complesso: normative da applicare, esigenze del cliente, trattative difficili. Noi abbiamo sintetizzato tre regole per scrivere un buon contratto. Vediamo quali sono

Facciamo un esempio: nel 2010 hai firmato un contratto di consulenza della durata di 4 anni. Quando l’hai riletto prima di firmarlo sembrava tutto chiaro, ragionevole.

Passano 2 anni e vuoi cambiare il consulente, perché hai ricevuto una proposta più allettante e che ti costa meno.
Vai a rileggere il contratto per capire se puoi chiudere i rapporti senza problemi.
Lo leggi e rileggi ma alcune clausole non ti sono più così chiare.
Prosegui e ti accorgi che per risolvere il contratto devi pagare una penale di euro 20.000 e che, in caso di lite, è previsto un arbitrato a Londra!
Come hai potuto firmare una cosa del genere? Quanto ti costerà? Come ne esci?

REGOLA n. 1 – Quando stai per firmare un contratto, pensa di rileggerlo dopo 3 anni e chiediti:

– Se fra 3 anni rileggerò questo testo, mi sembrerà tutto chiaro?

– Quell’impegno che ho sottoscritto è realizzabile? In quei tempi?

– Ho specificato bene cosa devo fare io e cosa deve fare l’altro contraente?

– Che cosa potrebbe cambiare nel tempo che oggi non ho previsto?

– Ho indicato bene i termini di scadenza e cosa succede se non vengono rispettati?

– Quella penale sarò in grado di pagarla? Posso prevedere un altro tipo di sanzione?

– Perché non ho previsto la facoltà di recesso?

– Perché non ho inserito una clausola di risoluzione dal contratto se l’altro non esegue una prestazione o la esegue in ritardo o non a regola d’arte?


REGOLA n. 2 – Scrivi in modo chiaro e semplice.

Il contratto, una volta firmato, dovrà risultare comprensibile anche a chi non ha partecipato alla sua formazione.

Un esempio: stai per firmare un contratto con un procacciatore d’affari per incrementare il tuo giro di affari e hai convenuto di riconoscergli certe provvigioni. Fai leggere il testo a un tuo collaboratore, il quale ti chiede spiegazioni sul calcolo della provvigione perché non capisce. In questi casi, perché non fai un esempio o alleghi uno schema?

Il tuo superiore legge una delle clausole, la rilegge e rassegnato ti chiede cosa significa: non spiegarglielo. Riscrivi tutto semplificando, e poi fagliela rileggere. Se capisce, significa che hai scritto bene, altrimenti riscrivi finché non risulterà comprensibile a tutti.

Ricorda:

a) Scrivi in italiano, non in burocratese.

b) Quando usi un termine giuridico, accertati del suo esatto significato.

c) Descrivi esattamente l’oggetto del contratto, le prestazione che le parti si impegnano a eseguire. Non limitarti a espressioni generiche.

d) Inserisci sempre chi sei, chi è la tua controparte, qual è lo scopo del contratto e gli impegni che ciascuno assume.

e) Usa la stessa denominazione quando devi indicare lo stesso concetto, lo stesso istituto giuridico, lo stesso contraente.

f) Se non sei in grado di descrivere precisamente qualcosa, fai un esempio o allega uno schema.

g) Stampa il testo e rileggilo un paio di volte.

h) Fai leggere il testo a qualcuno che non ha partecipato alla sua stesura e alla negoziazione.

REGOLA n. 3 – Sii preciso, coerente, equilibrato.

Il contratto stabilisce obblighi, regole, termini, che di solito rispondono all’interesse di chi per primo sottopone la bozza di accordo.

Per esempio: devi affidare in appalto la costruzione di un capannone. L’appaltatore ti invia la sua bozza di contratto lunga 20 pagine.

Dopo averlo riletto un paio di volte, ti accorgi che i termini di consegna non sono chiari in quanto si prevedono almeno quattro proroghe incomprensibili, non c’è alcuna assunzione di responsabilità nel caso l’opera non sia eseguita come vorresti, la maggior parte delle clausole sono a suo favore, vi è un rinvio ad un “articolo precedente” che non c’entra nulla.

Che fare? Buttalo e riscrivi tutto usando un modello di contratto che adattaerai secondo le tue esigenze.

Ricorda:

a) Inserisci la data di entrata in vigore del contratto, quella della sua stipula e la data di scadenza.

b) Individua il termine di decorrenza con una data certa (per esempio: dal 2 dicembre 2012).

c) Se devi riferirti a un articolo del contratto, usa il numero dell’articolo cui ti riferisci (“comma 1” oppure “articolo y”).

d) Verifica la numerazione progressiva degli articoli.

e) Quando prevedi un’obbligazione, ricordati di disciplinare il caso in cui questa non venga adempiuta o venga adempiuta in ritardo o senza rispettare gli accordi, inserendo una penale o la risoluzione del contratto.

f) Se devi ricevere una certa prestazione entro una data per te essenziale, prevedi la risoluzione con una penale nel caso in cui la prestazione non venga eseguita.

g) Quando sono previste penali fai molta attenzione: sei certo di poterle pagare o di poterle incassare?  Se non lo sei, prevedi altre forme di sanzione.

h) Prevedi la possibilità di chiedere garanzie nel caso in cui intervengano eventi che possano pregiudicare la solvibilità o l’adempimento delle obbligazioni dell’altro contraente.

i) In caso di contratti che abbiano lunga durata, prevedi che a certe scadenze vi sia la verifica delle prestazioni eseguite.

l) Fai molta attenzione a scegliere il Foro Competente.

m) Puoi prevedere il fatto che la risoluzione delle controversie venga decisa da un Arbitro o da un Collegio di Arbitri: ha il pregio di chiudersi in tempi molto brevi ma è più costosa.

n) Ricorda che per la risoluzione delle controversie in molte materie (diritti reali, divisione, successioni, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento da responsabilità medica, diffamazione, contratti assicurativi, bancari e finanziari, condominio, danni da circolazione di veicoli e natanti) è obbligatoria la Mediazione. Anche nelle materie in cui la procedura di mediazione non è obbligatoria, la si può prevedere: costa poco ed è efficace.

o) Verifica con attenzione se chi firma il contratto ha il potere di farlo: fatti consegnare i documenti attestanti i poteri conferiti (verbali di consiglio di amministrazione, verbali di assemblee, statuti, procure, ecc.). Spesso una semplice visura camerale aggiornata è sufficiente.

Buon lavoro.

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